di Serenella Civitelli
La solitudine non è soltanto uno stato d’animo ma una condizione che può incidere profondamente sulla salute fisica e mentale. In occasione della Giornata mondiale dell’Amicizia, che si celebra il 30 luglio, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) richiama l’attenzione sui dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS): nel mondo l’isolamento sociale è associato a circa 870 mila decessi l’anno e il suo impatto sulla salute è paragonabile a quello del fumo di 15 sigarette al giorno.
Solitudine e isolamento sociale sono fenomeni collegati, ma non coincidenti. La solitudine è una condizione soggettiva, legata alla percezione di relazioni insufficienti o non soddisfacenti mentre l’isolamento sociale riguarda la riduzione effettiva dei contatti e della partecipazione alla vita della comunità. Secondo l’OMS, una persona su sei nel mondo riferisce di sentirsi sola.
Le relazioni sociali incidono significativamente sull’equilibrio psicologico e sulla qualità di vita. La loro mancanza può compromettere il sonno e aumentare il rischio di ansia e depressione. Anche la salute fisica può risentirne: studi scientifici evidenziano una più elevata frequenza di ipertensione, malattie cardiovascolari, alterazioni del sistema immunitario, declino cognitivo e mortalità precoce nelle persone che vivono condizioni persistenti di solitudine o isolamento.
Il legame tra isolamento e salute è determinato da diversi fattori. La solitudine cronica può favorire uno stato di stress prolungato, rendere più difficile il mantenimento di stili di vita salutari e portare a trascurare la prevenzione e il ricorso tempestivo alle cure.
Pur potendo interessare tutte le età, la solitudine costituisce un fattore di particolare rilevanza nella popolazione anziana e rappresenta oggi uno dei principali problemi sociali e di salute pubblica in un Paese come l’Italia, caratterizzato da un progressivo invecchiamento demografico. Anche Siena, dove la quota di popolazione anziana è superiore alla media nazionale, è chiamata ad affrontare questa sfida.
L’isolamento sociale è strettamente legato alle disuguaglianze sociali e alle diverse opportunità di costruire reti di sostegno, ed assume caratteristiche differenti tra uomini e donne.
Le donne anziane sole sono più numerose, soprattutto nelle età più avanzate, anche per la maggiore longevità e la più frequente esperienza della vedovanza. Allo stesso tempo, hanno generalmente reti relazionali più ampie con familiari, amicizie e vicinato, che possono rappresentare un importante fattore di protezione.
La solitudine femminile è legata anche a percorsi di vita segnati da disuguaglianze di genere: il divario retributivo, le interruzioni lavorative per i carichi di cura, la maggiore esposizione a discriminazioni e violenze e lo squilibrio nella distribuzione del lavoro domestico e assistenziale possono incidere sull’autonomia economica e sociale, aumentando il rischio di fragilità anche in età avanzata.
Gli uomini anziani che vivono soli presentano invece vulnerabilità specifiche, soprattutto dopo la perdita della partner. Possono incontrare maggiori difficoltà nella gestione della quotidianità, tendono ad abusare piu delle donne di alcool e tabacco e, anche per effetto di stereotipi culturali che rendono più difficile chiedere aiuto, possono faticare a riconoscere e comunicare il proprio disagio.
Per contrastare l’isolamento sociale si stanno sviluppando nuovi strumenti. In diversi Paesi, tra cui l’Italia, si sta diffondendo la prescrizione sociale, un modello che affianca alle cure tradizionali il coinvolgimento in gruppi di cammino, associazioni, attività culturali e volontariato. Alcuni Comuni hanno inoltre introdotto la figura del Garante dei diritti delle persone anziane, presente da alcuni mesi anche a Siena.
Tuttavia, la prevenzione della solitudine richiede un approccio che accompagni l’intero arco dell’esistenza senza trascurare la prospettiva di genere. Per promuovere un invecchiamento attivo, autonomo e inclusivo è necessario ridurre ogni forma di disuguaglianza, favorire la partecipazione e rafforzare le reti sociali tenendo conto delle particolarità di uomini e donne. Investire oggi nelle relazioni e nella coesione della comunità significa costruire una strategia di salute pubblica capace di prevenire fragilità, sofferenze individuali e costi sanitari futuri.
