Siena, Via dei Rossi: la pedonalizzazione senza bussola

La sperimentazione per un weekend riapre il dibattito sul futuro del centro storico: residenti ignorati e priorità al commercio. Manca una regia sulla mobilità dopo lo storico modello del 1965.

Siena, Via dei Rossi: la pedonalizzazione senza bussola
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

22 Luglio 2026 - 08.23


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di Paolo Mazzini

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Il Comune di Siena ha avviato, “per gli ultimi due fine settimana del corrente mese di luglio”, la sperimentazione di una temporanea, e parziale (“tra il civico 90 e l’intersezione con via di San Pietro a Ovile”), pedonalizzazione di via dei Rossi; in orari variabili: “venerdì e sabato dalle ore 18 fino all’una del giorno successivo, mentre la domenica interesserà la fascia oraria dalle 12 alle 16”.

Se queste sono le modalità della sperimentale pedonalizzazione, quali sono le motivazioni e i progetti che la sostengono? Sappiamo infatti che è in fase di “revisione” il PUMS – grottesco acronimo per Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (perché ormai ogni sostantivo deve essere accompagnato dall’aggettivo “sostenibile”) – ma non è chiaro se questa sperimentazione sia tesa ad una permanenza delle misure in prova o se rimanga sperimentazione di provvedimenti temporanei. Né sappiamo se questo tentativo di estendere la pedonalizzazione del centro storico anche ad altre parti, compresa la via San Pietro dove si propone di fare lo stesso, rientra in una strategia generale di allargamento delle zone pedonali o rimane invece episodico e legato a contingenze locali.

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Un indizio ce lo forniscono due elementi: da un lato le dichiarazioni dei membri della Giunta comunale che attribuiscono la genesi di questa sperimentazione alla “collaborazione tra l’amministrazione comunale e il Comitato spontaneo dei commercianti di via dei Rossi”, dall’altro il fatto, evidente ma verificabile, che non ci sia stato alcun ulteriore tipo di confronto con altre entità cittadine presenti su quel territorio o tantomeno coi residenti.

E sì che a parole ci si propone “l’obiettivo di trasformare via dei Rossi in uno spazio più accogliente e vivibile, incentivando la presenza di residenti e visitatori, valorizzando il centro storico e offrendo nuove opportunità alle attività commerciali e di ristorazione della zona”, obiettivo tanto ambizioso quanto confuso: non si capisce che vuol dire “incentivare la presenza dei residenti” o “valorizzare il centro storico” a fronte di un provvedimento temporaneo; si capisce invece benissimo cosa voglia dire “offrire nuove opportunità” al commercio e alla ristorazione: fare shopping o mangiare senza il fastidio di auto e motorini che passano a pochi centimetri dalle pietanze.

Ma questa esperienza la si vede già attuata da tempo nel tratto iniziale di via Camollia, laddove, a fronte di due attività di ristorazione “tradizionali” che hanno colto le “nuove opportunità” di posizionare i tavolini sulla strada, sono aumentate le attività “non-tradizionali” grazie allo stazionamento di persone a ridosso delle stesse: nulla sembra essere però cambiato per la “presenza dei residenti”.

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Dunque la “filiera” di questa sperimentazione sembra essere la solita di questi tentativi che spezzettano la città: un comitato “spontaneo” di commercianti e ristoratori avanza una proposta – più che legittima, ovviamente – e l’amministrazione comunale elabora gli strumenti per attuarla, con le solite modalità. Così si enfatizza quella definizione assurda del centro storico come “centro commerciale naturale”, concepita in qualche ufficio della Regione Toscana e propagandata come soluzione per “evitare la sostituzione e la delocalizzazione delle attività commerciali e artigianali di vicinato”, ma che in realtà ha spinto ancora di più certi centri storici, anche quello di Siena, in un luogo in cui si compra (sempre meno, sia residenti che turisti) e si mangia (sempre di più e sempre più pervasivamente) e basta. Senza però le comodità dei centri commerciali “veri”: parcheggi gratuiti e vicini, aria condizionata, bagni pubblici…

Risulta inoltre che, aldilà dei commercianti del Comitato spontaneo, non ci sia stata alcuna interlocuzione con i soggetti attivi presenti in quella parte di città, cittadini, residenti, associazioni o enti, né come consultazione né come scambio proattivo. Sicuramente la sperimentazione serve anche ad “aggiustare il tiro” dell’iniziativa, ma più contributi avrebbero potuto portare ad intraprendere misure più complete e multidimensionali da subito, oltre all’importanza del confronto in sé.

Non si chiede certamente un percorso di studi, incontri, assemblee e convegni come quello che portò nel 1965 alla storica e famosa pedonalizzazione del centro storico, quella sì radicale e strategica innovazione delle modalità di movimento in città, ma almeno un quadro strategico e un insieme organico e comprensibile di “sperimentazioni”, sarebbe molto utile alla Siena contemporanea.

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