di Vincenzo Coli
Lunedì 13 luglio, I colori del tempo, di Cédric Klapisch, con Suzanne Lindon, Vincent Macagne, Julia Platon. Fantastico, storico. Ispezionando, causa eredità, un’antica magione normanna appartenuta all’antenata Adèle, che alla fine dell’Ottocento era andata alla scoperta di Parigi per cercare la madre mai conosciuta, quattro cugini vengono trasportati in un vertiginoso viaggio del tempo, tra tuffi nel passato e ritorni al presente, dalla Belle Époque alla Francia di oggi e viceversa: interagendo con la stessa Adèle frequentano gli ambienti artistici e letterari, passano allegre serate nei locali di Montmartre, presenziano alla nascita della fotografia, fanno incontri emozionanti. Ritmo e sorprese non mancano, il regista Klapisch (L’appartamento spagnolo) conosce l’arte di sedurre il pubblico.
Martedì 14 luglio, Le città di pianura,di Francesco Sossai, con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla. Commedia. Tra il Bellunese e il Trevigiano, il Padovano e la pianura tra Venezia e Chioggia, pays plat di Jacques Brel condito in salsa veneta, due uomini di mezza età ai quali si è aggregato un giovane sulle tracce della ragazza di cui è innamorato, hanno appuntamento con un terzo amico emigrato da quasi vent’anni in Argentina. Un tempo lavoravano insieme, poi una brutta storia li ha divisi. Tra chiacchiere e bevute, il viaggio picaresco si trasforma in una caccia al tesoro, soldi veri. Si ritroveranno, ma, come è noto, spesso la realtà non è all’altezza delle aspettative. Il giovane regista Sossai ha allestito con buon gusto un road movie rurale in una parte d’Italia poco rappresentata dal cinema. Presentato al festival di Cannes, Le città di pianuraha vintoil David di Donatello per la migliore sceneggiatura originale, la migliore regia e il miglior film.
Mercoledì 15 luglio, Un semplice incidente, di Jafar Panahi, con Vahid Mobasseri, Maryam Afshari, Ebrahim Azizi. Thriller drammatico. Iran, oggi. La necessità di riparare un modesto danno all’auto fa incontrare il guidatore Eghbal (Azizi), che trascina la protesi a una gamba, con il meccanico Vahid (Mobasseri), il quale crede di riconoscere nel cliente uno sgherro del regime islamico che anni prima lo aveva torturato. Lo cattura e vorrebbe seppellirlo vivo, ma poi è assalito dal dubbio di aver sbagliato persona e si mette a cercare altri testimoni. Già assistente del connazionale Kiarostami, Panahi tra il 1997 e il 2006 è stato premiato a Locarno (Lo specchio), Venezia (Il cerchio), Berlino (Offside), ancora Berlino (Taxi Teheran). Poi il governo gli ha impedito di lavorare per 15 anni e lo ha incarcerato. Tornato alla libertà e alla regia, con Un semplice incidente l’anno scorso ha vinto la Palma d’oro a Cannes. Racconto, drammatico e scarno ma anche venato di ironia, delle sofferenze del popolo iraniano. Stringe il cuore.
Giovedì 16 luglio, La mattina scrivo, di Valérie Donzelli, con Bastien Bouillon, André Marcon, Virginie Ledoyen. Drammatico. Paul (Bouillon), fotografo di successo e benestante, un giorno decide di mollare tutto e di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno, la sua vocazione. Ma le scelte radicali comportano un costo durissimo, se ne accorge presto. Finisce i soldi, la moglie lo lascia, diventa tecnicamente povero. Però decide di tenere duro. Film sommesso e pervaso di sensibilità, racconta i tormenti di chi sceglie il mestiere intellettuale della scrittura, cosa che tutto sommato coinvolge una minoranza della popolazione mondiale; ma soprattutto affronta con grande efficacia la condizione drammatica del lavoro nero e precario, e questo purtroppo interessa una larghissima maggioranza. Un tempo si sarebbe parlato di critica senza sconti alla cultura capitalistica e consumista.
Venerdì 17 luglio, A cena con il dittatore, di Manuel Gomez Pereira, con Mario Casas, Alberto San Juan. Commedia. Madrid 1939. Per volontà del generalissimo Franco, all’hotel Palace si terrà una grande cena per celebrare la vittoria nella guerra civile spagnola, due settimane dopo la conclusione. Ma c’è un problema: i cuochi migliori sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro, il maître dell’albergo, ottiene il rinvio dell’esecuzione, giusto il tempo per allestire il banchetto. Che sarà una bella occasione per tentare la fuga. Infatti se l’archetipo narrativo è proprio La grande fuga di John Sturges (1963) e aggallano suggestioni dalle sequenze nel cinematografo in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino (2009), lo stile brillantemente antifrastico (raccontare una tragedia col tono della commedia) risale molto addietro, a Vogliamo vivere! di Ernst Lubitsch (1942). Pereira regala un ritratto godibile della società spagnola agli albori del lunghissimo incubo franchista.
Sabato 18 luglio, Yellow letters, di İlker Çatak, con Özgü Namal, Tansu Biçer, Leyla Smirna Cabas. Drammatico, politico. Derya (Namal) e Aziz (Biçer), lei attrice di teatro, lui drammaturgo e docente universitario, sono perseguitati dal governo Erdogan che li considera pericolosi sovversivi e impedisce loro di lavorare. Le difficoltà professionali si riverberano sulla vita di coppia e sul rapporto con la figlia adolescente. Ma l’impegno politico dei due, che fino ad allora era stato molto teorico e limitato a riflessioni sulla politica culturale del regime, anche di fronte alla reazione di spettatori e studenti assumerà forse un’altra dimensione. Grazie a questo film il regista Çatak, tedesco di origini turche, ha vinto l’Orso d’oro al festival di Berlino. Con le “lettere gialle” del titolo il governo turco è solito comunicare azioni legali contro i suoi cittadini.
Domenica 19 luglio, Rental family, di Hikari, con Brendan Fraser, Paolo Andrea di Pietro, Takehiro Hira, Dramedy. Philip (Fraser) è un attore americano che vive in Giappone ma non riesce a lavorare. Accetta la proposta di un’agenzia: fare il figurante a noleggio, mostrare dolore fingendo di essere un parente a un funerale o al capezzale di un malato, recitare la parte di un marito che chiede scusa alla moglie. Si chiama rental family, famiglia in affitto. Pur sempre un’occupazione. Si appassiona, si affeziona a parecchi clienti e per lui sarà difficile uscire dal personaggio alla scadenza del contratto. Davvero un modo straordinario per scoprire nuove amicizie e capire la cultura giapponese.
