La custode appassionata che aprì la storia di Siena alla città

Sonia Adorni Fineschi è una figura cui Siena deve molto, non solo per l’immenso lavoro fatto per valorizzare i fondi documentari antichi, ma per l’apertura delle porte dell’Archivio di Stato a studiosi, giovani e meno giovani, con braccia spalancate e competenza straordinaria e paziente. Direttrice dell’Archivio di Stato di Siena dal 1984 al 1994, è ricordata per l’impegno civico e la capacità di rendere la cultura archivistica accessibile a tutti i cittadini. Si impegnò nella valorizzazione degli archivi delle Contrade.

La custode appassionata che aprì la storia di Siena alla città
Sonia Adorni Fineschi, alla Certosa di Pontignano, foto di Thomas Szabò, fine anni Ottanta.
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Lucia Maffei Modifica articolo

7 Luglio 2026 - 12.28


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C’è un luogo in città che custodisce la memoria documentale dell’antica storia di Siena: l’Archivio di Stato, uno dei più ricchi di documentazione medievale in Italia. È ospitato nel Palazzo Piccolomini in Via Banchi di Sotto. Nelle sue sale è stata protagonista per un decennio, dal 1984 al 1994, la direttrice Sonia Adorni Fineschi, una donna che ha lasciato un’impronta in questa città, un contributo di amore e infinita competenza. Non ha solo studiato e inventariato fondi documentali di straordinaria importanza, ma ha aperto l’Archivio alla città, gli ha tolto quel velo di separatezza che può causare un senso di estraneità. Lei, livornese di nascita, approdò all’archivio senese al culmine di una carriera che l’aveva vista, giovane funzionaria, dare un rilevante contributo alle operazioni di salvataggio dei materiali dell’Archivio di Stato di Firenze dopo l’alluvione del 1966 e dirigere l’Archivio di Parma.

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La sua direzione dell’Archivio di Stato di Siena (dopo una presenza come giovanissima funzionaria) fu a ridosso dell’istituzione del Ministero dei Beni culturali e delle nuove competenze conferite a queste istituzioni. Sonia fu instancabile nel valorizzare le carte custodite nell’Archivio, producendo pubblicazioni di straordinario interesse per gli studiosi.  Nella collana delle pubblicazioni degli Archivi di Stato esce, in prosecuzione dell’impresa iniziata dai suoi predecessori, la trascrizione del 29° registro della Biccherna poi, in collaborazione con il collega e amico Giuliano Catoni, l’inventario dell’Archivio arcivescovile di Siena e, qualche anno più tardi, l’inventario dell’Archivio notarile. Sua, e dei suoi colleghi e colleghe dell’Archivio, anche la voce Siena nella prima Guida generale degli Archivi di Stato italiani. Il progetto, nato nel 1981, si sarebbe concluso con il quarto volume, che conteneva la voce “Siena”, proprio nel 1994, anno della sua repentina scomparsa.

A questo si aggiunge il completamento del primo allestimento del Museo delle Biccherne e la redazione del catalogo. La visita al Museo delle Biccherne è diventata una piacevole proposta che viene fatta spesso anche ai cittadini senesi, molti dei quali sono così entrati per la prima volta dentro gli austeri locali dell’Archivio. Sonia ce le ha messe a disposizione.

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Uno dei contributi  (tra i tanti) di maggior rilievo scientifico da lei pubblicato (con Carla Zarrilli) fu Leggi, magistrature, archivi. Repertorio di fonti informative ed archivistiche per la storia della Giustizia criminale a Siena nel Settecento, strumento insostituibile per capire le riforme leopoldine e le loro conseguenze nel diritto penale in Toscana.

Infaticabile e discreta, dette il suo contributo alle istituzioni culturali della città come Presidente della Biblioteca Comunale degli Intronati, come socio ordinario dell’Accademia senese degli Intronati, e come membro del comitato scientifico del Bullettino senese di Storia patria. Portò l’Archivio di Siena al centro di convegni internazionali di straordinaria importanza, ma fu anche instancabile a promuovere l’inventariazione e la pubblicazione dei preziosi archivi dei diversi comuni della nostra provincia.

Insieme a Giuliano Catoni e ad Augusta Timpanaro Morelli fu alla direzione della Collana a stampa degli Archivi della Provincia e fu tra i fondatori del Centro di documentazione sulla storia, la cultura e l’ambiente del Monte Amiata.

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Alla Biblioteca Comunale promosse la valorizzazione del patrimonio (immenso) di manoscritti e codici così come avviò il restauro dei manifesti liberty. Ma fu anche lungimirante e lavorò perché si potessero acquisire i locali del vecchio Museo archeologico di Via della Sapienza per allargare la Biblioteca.Si adoperò anche con passione perché fossero valorizzati, inventariati e studiati gli archivi di Contrada: le sale dell’Archivio accolsero cancellieri e archivisti di Contrada a cui non mancò mai un supporto.

La sua capacità eccezionale nella lettura delle antiche carte, il suo modo discreto, ma prezioso di aiutare gli studiosi, specie giovani, ad orientarsi nella decifrazione di scritture antiche, la resero un aiuto imprescindibile e un punto di riferimento sicuro per chiunque si avvicinasse agli studi storici.

Di Sonia si può parlare come di una donna, un’intellettuale a tutto tondo, una studiosa e non solo una custode delle preziose carte a lei affidate, ma anche un’appassionata cittadina di Siena, che ha generosamente messo a disposizione la sua smisurata competenza, ma anche la infinita e schiva gentilezza. Ha operato perché gli archivi, diventassero patrimonio delle comunità, avvicinando quindi queste stesse alla propria storia, interpretando al meglio la funzione di custodia archivistica.

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L’Archivio di Stato di Siena le ha intitolato una sala, nel 2025, in occasione dell’anniversario della morte, ma Siena non ha finora fatto abbastanza per ricordare il suo impulso agli studi e il suo impego civico.

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