Se fosse stato per il Comune non se ne sarebbe saputo nulla. Ma siamo un Paese (ancora) democratico, dove sindacati e giornalisti fanno il loro mestiere.
Si è così saputo (1° luglio) dello sparo accidentale al Comando della Polizia Municipale, partito da una delle pistole da pochi mesi in dotazione agli agenti. Per fortuna, è il caso di usare questa parola, senza conseguenze. Nessuno era nella traiettoria del proiettile. Che evidentemente stava dove non doveva, e cioè in canna.
Tra gli scoppi del Mortaretto per le prove e il Palio, quell’esplosione da arma da fuoco non ha fatto il rumore che avrebbe prodotto in altri periodi. Un’interrogazione consiliare della capogruppo PD, Anna Ferretti, eviterà che se ne spenga definitivamente l’eco. Sapremo allora cosa avrà da rispondere l’amministrazione comunale alle prese con questo imbarazzante caso Pozzolo alla senese.
C’è da attendersi che proprio il metodo Pozzolo sarà il prescelto: minimizzare, sopire, troncare. E garantire, a parole, che mai più accadrà un fatto del genere. Di certo verrà difesa la decisione “storica” di armare di pistola quelle che a Siena si chiamavano le “Guardie”.
Al di là del cambiamento dei tempi e dell’impiego sempre maggiore della polizia municipale nell’ordine pubblico, in tanti pensano che si sia trattato di una scelta frettolosa, cucinata alla meno peggio al fuoco ideologico-identitario di una destra che sul binomio insicurezza-sicurezza ha costruito e costruisce le sue fortune politiche. Riuscendo a lucrare (paradosso non infrequente nella storia) dai propri fallimenti (meno sicurezza garantisce e più si intesta nuove battaglie e provvedimenti spot per la sicurezza).
Non è dunque immaginabile un’autocritica, né un passo indietro radicale. Qualcosina però si può chiedere e si potrebbe ottenere appellandosi al buon senso, ovvero la limitazione del porto delle armi ad alcuni servizi, escludendone altri, come è stato deciso (miracoloso barlume di saggezza) per il Palio.
Un esempio? Gli agenti municipali con cinturone e pistolone di fronte alle scuole, a regolare il traffico all’uscita dei bambini, non ha certamente l’effetto di accrescere la sensazione di sicurezza. Casomai istilla quella di un oscuro, incombente pericolo permanente.
Si dirà: ma dopo quel servizio devono farne altri. Bene, passeranno ad armarsi, se proprio necessario. Dovrebbe essere la politica a comandare l’organizzazione, non viceversa.
