Il Consiglio comunale è unanime sulla difesa del Monte dei Paschi di Siena

Approvata la mozione unitaria che impegna il Comune, con Provincia e Regione Toscana, a salvaguardare la banca più antica del mondo

Il Consiglio comunale è unanime sulla difesa del Monte dei Paschi di Siena
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Alessandro Orlandini Modifica articolo

24 Giugno 2026 - 19.28


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La mozione unitaria in Consiglio comunale a difesa di Banca MPS è stata approvata oggi pomeriggio. La politica senese, in tutte le sue sfaccettature, si è espressa con un testo unico a nome dell’intera città, chiamando a raccolta altre istituzioni, dalla Provincia alla Regione Toscana. E rivolgendosi anche al Governo.

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L’unitarietà è il dato più rilevante, non fosse altro perché davvero raro. L’altro è il contenuto del documento, indubbiamente impegnativo per la Sindaca Nicoletta Fabio, a cui si rivolge, ma anche per una comunità intera.

Alla base dell’unità, raggiunta con il ritiro preventivo delle due mozioni di maggioranza e di minoranza, si notano due assenze: i riferimenti alle passate vicende di MPS e le indicazioni tecnico-finanziarie su come poter affrontare i gravissimi pericoli dell’immediato futuro.

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Le seconde sarebbero state improprie e, ancor più, velleitarie. I primi sarebbero stati motivo di lacerazione inevitabile. E dunque, laddove si accenna al difficile complesso processo di salvataggio della banca, al risanamento e al ritorno agli utili, ci si limita a ricordare il ruolo e i “sacrifici dei dipendenti”.

Il Consiglio comunale, di brevissima durata (gli interventi avrebbero potuto guastare il delicato, “miracoloso” equilibrio) e con la presenza di una rappresentanza dei lavoratori della Beko, lì per ricordare ancora una volta la loro condizione irrisolta ma anche per sostenere la difesa di MPS, ha voluto, insomma, mantenersi sul piano politico, che peraltro è quello che gli compete, guardando all’interesse della banca in rapporto però a Siena, al suo territorio, alla Toscana.

In questa modalità, la mozione esprime un giudizio radicalmente negativo sull’offerta pubblica di “acquisto e scambio volontaria totalitaria da 30,6 miliardi” lanciata da Intesa Sanpaolo, in accordo con Unipol. I motivi sono stati elencati con chiarezza:

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  • spezzare la banca in due parti può costituire un grave danno economico;
  • separare il marchio “dalle funzioni direzionali e dagli asset strategici che ne costituiscono il contenuto industriale” è lesivo dell’interesse del territorio;
  • “la continuità dell’insegna, disgiunta dalle funzioni che le danno sostanza, non costituisce tutela utile e valore industriale”;
  • “la pluralità e la non chiarezza dei disegni industriali e finanziari non consentono di valutarne gli effetti sull’occupazione, sul radicamento territoriale, sulla capacità creditizia verso l’economia reale e sul mantenimento a Siena delle funzioni di direzione”.

Un ultimo passaggio sottolinea che “la concentrazione proposta presenta profili di rilevanza concorrenziale sui mercati creditizi provinciali e regionali”. 

Di qui due impegni principali richiesti alla Sindaca. Il primo “a promuovere e sostenere, d’intesa con la Provincia di Siena e la Regione Toscana”, la costituzione di un tavolo interistituzionale territoriale permanente per “monitorare l’evoluzione della vicenda MPS e rappresentare unitariamente le istanze del territorio nelle sedi istituzionali competenti, incluse la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e le Autorità di vigilanza e regolazione nazionali ed europee”.

Il secondo impegno è, da una parte, a prospettare al MEF l’opportunità di attivare il Golden power, dall’altra a presentare “formale istanza all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato perché valuti gli effetti delle offerte in atto sui mercati creditizi provinciali e regionali, e alla Consob a tutela dei numerosi azionisti”.

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Il tutto con l’intento di salvaguardare l’autonomia, l’integrità del marchio, il rapporto con il territorio e la clientela, nonché il patrimonio storico artistico, archivistico, della più antica banca del mondo.  

Il documento, esplicito e determinato nei toni, può fare da base per una mobilitazione sindacale e popolare che più d’uno invoca, considerandola fino ad oggi blanda e incerta. Ma ancor più può offrire, in un percorso parallelo, un aiuto di contesto politico a chi (Luigi Lovaglio) nel Consiglio d’amministrazione di MPS non sembra rassegnato a cedere all’offerta esiziale.

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