Allo stadio torna il grande cinema

Dal 20 giugno al 20 agosto torna a Siena l’arena estiva del Cinema Nuovo Pendola con il contributo del Comune: spettacoli ogni sera alle 21.30, dai successi della stagione ai titoli più attesi.

Allo stadio torna il grande cinema
Foto Andrea Pagliantini
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

15 Giugno 2026 - 10.01


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di Vincenzo Coli

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Da sabato 20 giugno fino al 20 agosto sogneremo sotto le stelle. Allo stadio Franchi torna il grande cinema all’aperto, tutte le sere alle 21,30, ingresso 6 euro, ridotto 5, abbonamento 25 euro per 5 spettacoli. Sono in cartellone i grandi successi della stagione invernale e anche qualche prima visione. L’iniziativa è del Cinema  Nuovo Pendola con il contributo del Comune di Siena.

Ecco il programma della prima settimana.

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Sabato 20 giugno. Cime tempestose, di Emerald Fennell, con Margot Robbie, Jacob Elordi, Shazad Latif. Drammatico.Ultimo adattamento cinematografico (il primo fu quello famoso del 1939 con Merle Oberon, Laurence Olivier, David Niven) dal grande romanzo ottocentesco di Emily Brontë. Sullo sfondo della brughiera inglese, l’ossessione amorosa di Heathcliff per Catherine si scontra con le convenzioni sociali del tempo.

Domenica 21 giugno. Lavoreremo da grandi, di e con Antonio Albanese, con Giuseppe Battiston e Nicola Rignanese. Commedia. Tre amici di mezza età mai cresciuti, con problemi di lavoro e molti guai familiari, dopo una notte di eccessi alcolici tornano a casa ma urtano qualcuno con l’auto. È solo l’inizio di una catena di equivoci e di eventi che avranno effetti sulle loro esistenze  squinternate.

Lunedì 22 giugno. Le cose non dette, di Gabriele Muccino, con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria. Dramedy, dal romanzo Siracusa di Delia Ephron sorella della più celebre Nora, sceneggiatrice. La gita a Tangeri di due coppie quarantenni in crisi è arricchita (o forse compromessa)  da almeno due variabili interessanti, una figlia adolescente e un’amante. Venticinque anni dopo L’ultimo bacio, Muccino torna al suo cavallo di battaglia, il film generazionale attraversato nevroticamente da amori, tradimenti e amicizie in bilico.

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Martedì 23 giugno. È l’ultima battuta?, di e con Bradley Cooper, con Will Arnett, Laura Dern, Andra Day. Commedia. New York, oggi. Dopo vent’anni di un matrimonio che sta andando in pezzi, Alex e Tess cercano di cambiare indirizzo e senso alle loro vite. Lui esibendosi nel giro della stand-up-comedy, lei tornando alla pallavolo, vecchia passione, come assistente allenatrice della nazionale femminile. Si riscopriranno.  

Mercoledì 24 giugno. Marty Supreme, di Josh Safdie, con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow. Drammatico, sportivo. New York, secondo dopoguerra. Di giorno Marty vende scarpe. Di notte si allena come un forsennato al gioco del pingpong, vuole partecipare al campionato del mondo a Londra, e ci riuscirà, perché è bravissimo. Storia di un’idea fissa, può stare degnamente nella galleria di certi personaggi estremi alla Scorsese. Grazie a Chalamet ultimo eroe del metodo Stanislavsky, che, dopo aver imparato a cantare come Bob Dylan, qui è diventato davvero un fenomeno del tennis da tavolo.

Giovedì 25 giugno. La grazia, di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Popolizio. Drammatico. Presidente della Repubblica immaginario, vedovo, arriva al semestre bianco del fine mandato e patisce due gravi dilemmi morali: primo, concedere o no la grazia a due condannati per omicidio (una donna ha eliminato il marito che la maltrattava da anni, un uomo ha ucciso la moglie malata di Alzheimer); secondo, firmare o no la legge sul diritto all’eutanasia. Pubblico e privato s’intrecciano, gravezza della responsabilità istituzionale e peso/consolazione della memoria, su tutto l’amore per la moglie. Dice: Sorrentino è il Fellini di oggi. In effetti il Grande riminese, a modo suo, faceva anche cinema d’impegno civile.  

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Venerdì 26 giugno. Primavera, di Damiano Michieletto, con Tecla Insolia,Michele Riondino. Drammatico, storico. Dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa. Venezia 1715, la ragazze orfane ricoverate all’Ospedale della Pietà imparano a suonare uno strumento musicale, e si esibiscono in pubblico, è questa la strategia dell’istituzione per trovare loro marito. Docente e mentore è il grande Antonio Vivaldi, malato e professionalmente in declino ma in procinto di comporre Le quattro stagioni. Si imbatte in Cecilia, la più brava di tutte, l’unica che ama davvero il suo violino. Storia di un episodio di discriminazione contro le donne, ma anche di scoperta della musica come mezzo di redenzione. Ha vinto 4 David di Donatello.

Sabato 27 giugno, Una battaglia dopo l’altra, di Paul Thomas Anderson, con Leonardo di Caprio, Sean Penn, Regina Hall, Benicio del Toro. Drammatico, thriller. Dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon. USA oggi, domani, chissà. Tornano ad affollarsi vecchi fantasmi nelle mente del pensionato Bob Ferguson, che da giovane fu leader di un gruppo di rivoluzionari americani uniti da ideali libertari. Ma uno di questi vecchi spettri, un colonnello nazionalista già suo rivale che ora guida un movimento di suprematisti gli ha rapito la figlia, e Bob per ritrovarla imbraccia di nuovo il fucile e raccoglie i suoi antichi compagni. Anderson (Boogie nights, Magnolia, Ci sarà sangue) è un pazzo visionario e il film è violento, elettrizzante, un’invenzione visiva continua. Ma non chiamatelo distopico. Dati i tempi, siamo sul realismo quasi eufemistico. Pressoché ignorato dal pubblico, è stato riportato nelle sale a furor di critica e ha vinto 6 Oscar.

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