Colpo duro all'isola felice

Con la nomina della nuova assessora alla sicurezza, la giunta Fabio ufficializza la fine del mito di Siena "isola felice". Tra crescenti episodi di microcriminalità e l'inquietante inchiesta sui minorenni legati all'estremismo neofascista, la città scopre fragilità tipiche delle metropoli. Ma la vera sfida non si gioca sui presidi di polizia, bensì sul recupero delle politiche sociali, della cura urbanistica e del senso di comunità che storicamente hanno protetto Siena dal disorientamento e dall'esasperazione.

Colpo duro all'isola felice
Preroll AMP

Gabriella Piccinni Modifica articolo

4 Giugno 2026 - 09.40


ATF AMP

È ufficiale: Siena non è più l’”isola felice”. Non è più la città dolce, bella e armoniosa che credevamo ci fosse stata consegnata dal Novecento. Oggi la città è insicura o comunque vive una crescente percezione di insicurezza. A sancirlo è un atto formale e burocratico: la nomina, da parte della sindaca Nicoletta Fabio, della nuova assessora che riceve parte delle deleghe un tempo affidate all’assessore Tucci. Fabio, presentando la sua scelta, ha dichiarato che la città ha bisogno di un presidio forte per la sicurezza, trasformando così un timore diffuso tra i cittadini in un esplicito allarme sociale.

Top Right AMP

In verità, i senesi lo sanno da tempo: l’etichetta di «isola felice» cominciava a stare stretta già da un pezzo. I furti e le truffe registrati negli ultimi tempi sono semplicemente troppi per una realtà piccola come quella senese. Sono troppi i modesti nuclei di spacciatori che stazionano in diversi luoghi della città — peraltro ben noti e facilmente individuabili — e sono numerosi i segnali di un disagio giovanile ormai sfociato in episodi gravissimi.

I fatti di cronaca e la rottura del modello senese. Molti inquietanti fatti di cronaca hanno contribuito a far precipitare la situazione. Non ultimo, e forse il più grave, quello che poche settimane fa ha portato la Polizia di Stato di Siena a denunciare tredici minorenni. I ragazzi sono accusati, a vario titolo, di apologia di fascismo, propaganda d’odio razziale, detenzione di armi e detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. L’inchiesta ha svelato una rete nella quale i giovani condividevano, attraverso chat, contenuti neonazisti e inneggianti all’ideologia fascista. Si tratta di un colpo duro alla reputazione di una città che, storicamente, ha affidato la propria sicurezza non alle armi o agli interventi di polizia, bensì alla cultura della cura, al welfare, all’equità dei servizi e alla costruzione di un profondo senso di comunità.

Dynamic 1 AMP

Del resto, non sono soltanto le forze politiche alla guida della città a essere cambiate nell’ultimo decennio: è la città stessa a essersi trasformata, attraversata da fenomeni nuovi. La somiglianza con una crisi più generale appare ormai evidente; anche qui emergono manifestazioni che fino a qualche anno fa sembravano appartenere esclusivamente alle grandi metropoli. Le nuove generazioni, ad esempio, possono dirsi ormai solo relativamente senesi, essendosi integrate nella fisionomia di una generazione che, in tutto il Paese, presenta caratteristiche ricorrenti e preoccupanti.

La verità è che Siena si è scoperta una città come le altre, immersa nel resto del mondo. Tuttavia, essendo cresciuta all’interno di una sorta di «campana di vetro», non è abituata a convivere con il timore dell’insicurezza.Il rischio reale, alla fine, è l’esasperazione. Ed è proprio dall’esasperazione che nascono i mostri. Occorre fare il possibile per evitarla, anche perché le «ronde di cittadini» e le spedizioni punitive — di cui deliravano i tredici ragazzi coinvolti nell’inchiesta — che stanno proliferando sui social network non promettono nulla di buono.

Il fallimento politico e i nodi da risolvere. Dopo otto anni di governo della destra, la sindaca Fabio prende atto di un problema e, in modo molto evidente,  corre ai ripari. Il tempismo con cui arriva questa nomina — in perfetta coincidenza con lo scandalo dei giovani denunciati per odio razziale — induce quasi a pensare che questa sia l’unica risposta che l’amministrazione riesce a offrire. Quando la sindaca dichiara che la città «ha bisogno di un presidio forte per la sicurezza», afferma una cosa condivisibile: se Siena sta diventando, o è già diventata, una città meno sicura, i cittadini devono essere tutelati. Tuttavia, chi governa ha il compito di proporre soluzioni e di offrire una lettura politica capace di interpretare una crisi che la realtà rende sempre più complessa e contraddittoria.

Dynamic 1 AMP

Le soluzioni, ad avviso di chi scrive, vanno cercate soprattutto altrove. Alla fine, il più efficace “assessorato alla sicurezza” è sempre quello che si occupa di politiche sociali e di urbanistica (una parola purtroppo divenuta desueta a Siena). Di quale sicurezza parliamo, infatti, se le strade si svuotano progressivamente di negozi e residenti, se ci sono persone costrette a dormire per strada e se intere zone della città restano scarsamente illuminate, rendendo difficile — soprattutto alle ragazze — muoversi liberamente nelle ore notturne?

Siena non è un’isola felice, ma per la civiltà che l’ha sempre contraddistinta e per la sua dimensione contenuta può tornare a essere un esempio virtuoso di convivenza, proponendo ai più giovani modelli di vita fondati sull’uguaglianza e sul rispetto. La strada da seguire è ricordare ai senesi che la loro città non è mai stata — né forse, fortunatamente, sarà mai — scollegata dalla realtà, perché è parte del mondo. Ma è anche ricordare che le risposte possono essere trovate nella memoria di ciò che Siena è stata e continua a essere come comunità, con l’apporto del tessuto sociale della solidarietà e anche del mondo delle Contrade.

La memoria, in fondo, è sempre uno strumento di libertà. E nulla va perduto, questo lo insegna la storia.

Dynamic 1 AMP
Facebook Comments Box

Autore

FloorAD AMP
Exit mobile version