Staglianò: “tagliare i super ricchi si può”

Ma subito inizia l’annosa querelle sulla patrimoniale. Il confronto nella presentazione di due volumi al Festival Castellibro

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2 Giugno 2026 - 18.46


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di Daniele Magrini

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A Castelmuzio, il paese nel comune di Trequanda che meriterebbe molta più fama visto che è un gioiellino ancora genuino, si tiene ormai da un decennio il Festival Castellibro, grazie a Roberta Perugini, della libreria Il Libraccio, che è rimasta legata al suo paese. Nella Terrazza Belvedere è bello presentare i libri e negli ultimi due anni ho avuto questa opportunità sia con “Il potere delle macchine sapienti” che con l’ultimo uscito “Intelligenza artificiale e dazi – La guerra fredda di Trump all’Unione Europea”. Ma questo articolo non è autorefenziale. Parlo invece della presenza nella terrazza di Castelmuzio di Riccardo Staglianò, inviato di Repubblica, con il quale Roberta Perugini mi ha fatto dialogare per presentare il suo libro “Tassare i milionari – Togliere ai ricchi per dare ai poveri” (Einaudi). Che è un’opera rivelatrice di quanto sarebbe facile evitare diseguaglianze e sostenere la sanità pubblica, la scuola, le politiche sociali, senza far danno a nessuno, semplicemente con un’equa politica fiscale.

Perché, come recita la presentazione editoriale, quanto sostiene Staglianò con dovizia di informazioni, “non è comunismo, ma il più elementare buonsenso. Una piccola patrimoniale sullo 0,1% dei più fortunati cambierebbe sanità, istruzione, la società intera. Mentre nel mondo ne parlano tutti, da noi è ancora un tabù. Perché? Mistero”.

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Già, mistero. A dir la verità, proprio oggi, Festa della Repubblica e 80° del primo voto delle donne, qualcuno ne parla. Ferruccio De Bortoli, sul Corriere della Sera, che fa un invito esplicito alla segretaria del Pd: “Elly Schlein lasci perdere la patrimoniale” ammonisce il titolo. Intanto, facendo subito confusione: la tassa ai super ricchi non è una patrimoniale che possa far paura al ceto medio che De Bortoli intende rappresentare con la sua opinione, argomentando così: “Il grande peso delle tasse in Italia grava sul lavoro, non sui redditi da capitale. L’Irpef è pagata soprattutto da dipendenti e pensionati che avrebbero diritto anche loro, visto l’andazzo, a una flat tax come gli autonomi. L’ingiustizia fiscale è sotto gli occhi di tutti. Giusto”. Se lo dice da solo, De Bortoli: giusto. E infatti è giusto: è la cosa che sostiene Staglianò nel suo libro e che abbiamo sostenuto nel dialogo di Castelmuzio. È la premessa per arrivare alla tassa ai super ricchi. Ma poi, invece, De Bortoli deborda come fa tutta la grande stampa europea almeno da un decennio a questa parte, e scrive: “Nella mobilità internazionale dei capitali l’idea di una patrimoniale è di fatto irrealizzabile. Perché i grandi capitali se ne vanno all’istante o se ne sono già andati da tempo”.

Ecco, Staglianò a queste fughe annunciate e predette, dedica una parte consistente del libro, smontando tesi come quelle di De Bortoli. Ma al di là dell’opinionista del Corriere della Sera, giova tornare a Staglianò e a Castelmuzio per capire meglio, intanto, se sia opportuno tassare i super ricchi: “Tra le cose più ovvie da fare – dice nel libro Staglianò – ci sarebbe quella di ripensare il sistema fiscale in modo che torni, come prevede la nostra Costituzione, a chiedere di più a chi ha di più per alleggerire il carico di chi ha di meno. Oggi le cose stanno all’opposto. Il 7 per cento più ricco degli italiani paga meno tasse di quanto faccia un onesto rappresentante del ceto medio. Per correggere la rotta si potrebbe iniziare da una misura semplice, dagli effetti rapidi e – guardando ai sondaggi – anche estremamente popolare: una tassa sui multimilionari. Una tassa sin qui considerata radioattiva solo perché spiegata malissimo. Questo libro prova a raccontarla meglio per far capire che sarebbe nell’interesse di tutti, ricchi compresi”.

Passiamo al secondo punto, come e in che misura tassare i super ricchi. A partire da quale ammontare della ricchezza. Staglianò spiega: “Tutto sta, ovviamente, a dove si fissa l’asticella della ricchezza che si vuole colpire. Una delle mie versioni preferite è quella di Oxfam Italia che propone una soglia di 5,4 milioni di euro. Ovvero lo 0,1% della popolazione. Con tassi crescenti da 1 al 3 per cento si porterebbero a casa, ogni anno, 13 miliardi di euro in più. Praticamente una finanziaria extra. Con cui rifar partire un Paese che ne ha terribilmente bisogno. Dal momento che il 99,9% degli italiani ne avrebbe solo da guadagnare, perché i politici non la chiedono a gran voce? Per la destra è questione di ideologia: le tasse sono il male. Per la sinistra di codardia: chi tocca quest’argomento muore! Eppure, a forza di aver paura di tutto, il rosso della sinistra si è impallidito così tanto da non attrarre più quasi nessuno. Infine, c’è un drammatico problema di comunicazione. Se anche trovasse il coraggio di reclamarla, una tassa del genere, la sinistra dovrebbe spiegarla bene. E non sono sicuro che saprebbe farlo. Nel libro parlo di questo, di molto altro, e do anche un po’ di consigli su come maneggiare l’argomento senza rimanerci secchi”.

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Nel dialogo a Castelmuzio, chi c’era ha apprezzato le tesi e appreso con soddisfazione che Staglianò, a metà luglio incontrerà una rappresentanza del Campo Largo per approfondire quanto delineato nel libro, visto che per ora solo AVS sostiene la tassa ai super ricchi.

Il libro offre anche ricostruzioni sfuggite ai più. Come la proposta emersa nel G20 in Brasile nel 2024. La presidenza brasiliana, riprendendo la tesi dell’economista francese Gabriel Zucman, propose una tassa globale del 2% sui patrimoni dei circa 3.000 super miliardari del pianeta, con l’obiettivo di raccogliere fino a 250 miliardi di dollari all’anno da investire nella lotta alla povertà e al cambiamento climatico. Francia e Germania accolsero con grande interesse. Gli Stati Uniti misero subito la sordina.

Eppure, proprio nel cuore dell’America, a New York, si comincia a ragionare così: proposta dal sindaco Zohran Mamdani e fortemente sostenuta dalla governatrice Kathy Hochul, nel maxi-bilancio statale di primavera è stata approvata la tassa sui pied à terre. Cosa è? È una sovrattassa annuale sulle seconde case di lusso non utilizzate come residenza principale: colpisce i super ricchi che si comprano l’appartamento a Manhattan come sfizio. Mamdani ha vinto le elezioni mettendo al centro del suo programma proprio una opportuna tassazione dei super ricchi, che va ben oltre quella sui pied à terre. In pratica, a New York l’intenzione è di seguire le indicazioni del G20 brasiliano.

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Con il sostegno, anche di un gruppo di super ricchi che ritengono giusto pagare questa tassa nel segno della volontà di contribuire ad un mondo più giusto. Nato negli Stati Uniti e poi estesosi anche in Europea, il gruppo si chiama “Patriottic Millionaires”. Il movimento è composto da centinaia di milionari e miliardari che chiedono ai governi di imporre tasse più eque sulle grandi ricchezze per ridurre le disuguaglianze sociali. Lo ha sottolineato il sindaco di Trequanda, Andrea Francini, durante l’incontro di Castelmuzio. E quindi, si può eccome “Tassare i milionari”. Si può certamente “togliere ai ricchi per dare ai poveri”. Basta superare i tabù che servono solo ai più ricchi per continuare ad essere sempre più ricchi.

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