Dalle parole del Governatore della Banca d’Italia uno schiaffo ai sovranisti di casa nostra

Dalla relazione di Fabio Panetta arrivano allarmi e preoccupazioni che i cittadini devono comprendere bene.

Dalle parole del Governatore della Banca d’Italia uno schiaffo ai sovranisti di casa nostra
Fabio Panetta, Governatore Banca d'Italia
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RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

31 Maggio 2026 - 11.18


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di Andrea Mariotti

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È probabile che al termine della lettura delle considerazioni del Governatore di Banca d’Italia a margine della relazione annuale per il 2025, agli ideologi sovranisti del governo Meloni siano fischiate le orecchie: o almeno questa avrebbe dovuto essere la reazione se avessero prestato sufficiente attenzione al quadro generale che è stato delineato dall’Autorità di vigilanza del nostro Paese.
Ciò è tanto più vero, se si considera che Fabio Panetta -nei desiderata della premier- avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di ministro dell’economia, prima che la spartizione dei posti tra la maggioranza facesse virare la scelta su Giancarlo Giorgetti.

Negli ultimi quattro anni in cui spicca l’assenza di ogni riforma strutturale e la depressione della domanda interna per i salari bassi, la gestione dei conti pubblici indifferente ad ogni scelta orientata a curare anche l’aumento della produttività (oltre la sana tenuta dei conti pubblici) ha condotto a crescita zero e debito comunque in aumento.
Ma quali sono i punti maggiormente interessanti dell’analisi del Governatore? Si tratta di alcune indicazioni che partono da una diagnosi dello scenario domestico e internazionale, alla luce delle quali la nostra vigilanza suggerisce le principali linee di condotta per i prossimi anni.

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Innanzitutto, viene rimarcata la centralità dell’investimento pubblico, come motore decisivo per l’adozione e l’applicazione dei sistemi dell’IA (Intelligenza Artificiale), in favore dei centri di produzione del Paese: lo Stato viene proprio invitato ad essere fattore propulsivo per la modernizzazione, ricordando peraltro che, affinché le nuove tecnologie siano motivo di crescita diffusa, diventerà centrale investire nella formazione delle persone, ovvero accompagnare i lavoratori più esposti al cambiamento “nella riqualificazione delle competenze”.
Questo pone il primo problema delle risorse che, pare evidente a tutti, non possono essere esclusivamente nazionali. Dice infatti Panetta che “una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo: uno strumento liquido e sicuro, in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero”. E citando palesemente quanto ricordato alcune settimane fa da Mario Draghi, viene ribadito che decisioni assunte in ambito comunitario “eviterebbero le inefficienze di iniziative nazionali non coordinate”.

In sintesi: il falso mito dell’autosufficienza sovranista (anche economica) è quanto più lontano da ciò che serve al nostro Paese per affrontare le prossime immani sfide che ci pongono le transizioni.

Altrettanto importante, poi, è il passaggio in cui Panetta passa in rassegna i risultati delle politiche protezionistiche attuate fin qui, affermando in maniera lapidaria che queste ultime “non hanno ridotto gli squilibri che intendevano correggere”. Un vero e proprio fallimento, a fronte del quale si rimarca che nel 2026 il permanere di elevate barriere commerciali ridurrebbe la crescita degli scambi mondiali al di sotto del 3 per cento.
Dice il Governatore: “la frammentazione non elimina gli squilibri: li sposta, li nasconde, li rende più profondi e più costosi da correggere”. Non solo le politiche sovraniste appaiono come le meno adatte per il futuro che ci attende, ma i dati raccontano che sono già risultate dannose quelle attuate fin qui (con particolare riferimento a Trump): i costi vengono scaricati sui consumatori, disavanzo commerciale invariato rispetto al PIL e, con l’inflazione in salita, si profila (anche da noi) un aumento dei tassi da parte delle banche centrali. Alla faccia della meravigliosa opportunità che secondo qualcuno erano i dazi anche a casa nostra.

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Infine, le ultime considerazioni sull’atteggiamento che dovrebbe sempre avere qualunque governo se vuole corrispondere agli interessi fondamentali dei cittadini: tra le “condizioni essenziali per lo straordinario sviluppo economico dei decenni successivi” alla fine della seconda guerra mondiale c’è stata la partecipazione convinta dell’Italia, da paese fondatore, al progetto europeo, ma anche (citando le parole di Luigi Einaudi) la consapevolezza che alla base del nuovo ordine economico e monetario ci fosse una collaborazione internazionale estesa a tutti i fondamentali rapporti economici, ispirata «ad una lungimirante visione della solidarietà degli interessi».
Solidarietà e cooperazione, parole da stampare e ricordare a memoria.

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