di Andrea Mariotti
Sono passati pochi giorni dalla conclusione della prima tornata elettorale di queste amministrative, ma quanto accaduto ci consente fin d’ora alcune considerazioni. Prima di tutto pare chiaro che in nessun modo vi sia nel nostro territorio regionale un consolidamento della destra.
La coalizione che guida il governo del Paese doveva infatti riconfermare il sindaco di Arezzo e di Pistoia e tentare la conquista di Prato: invece è successo non solo che il centro-sinistra ha mantenuto la propria roccaforte (con un ottimo risultato di Biffoni), ma soprattutto che ha conquistato -sempre al primo turno- Pistoia, la città dove il sindaco uscente era il candidato della destra alle ultime regionali.
Ad Arezzo poi conosceremo il nuovo Sindaco soltanto dopo il ballottaggio e, sebbene questa sia l’unica delle tre grandi città dove il peso della maggioranza uscente è stato confermato, tuttavia al secondo turno torneranno in gioco anche i voti di Donati (che da terzo incomodo è stato scelto dal 20,49% dei votanti) e sarà curioso capire se, per caso, questo tesoretto rappresenti elettori che guardano con maggiore favore verso sinistra.
Non sono soltanto i risultati effettivi, tuttavia, a doverci interessare. Il centro-sinistra ha compreso innanzitutto la lezione dei numeri e cioè che disuniti non si va da nessuna parte. Tuttavia, dove le imprese hanno pieno successo, viene scolpita nel marmo anche una seconda verità: l’unione del fronte progressista è condizione necessaria ma non sufficiente.
La costruzione di un progetto concreto e realista da consegnare agli elettori comprende non soltanto una forte base identitaria e valoriale, ma anche l’individuazione di un interprete autorevole, ben riconoscibile ai cittadini di quel territorio per esperienza e competenza professionale, al di fuori della sola (eventuale) frequentazione della politica. Una voce con le radici ben salde all’interno della società civile, quindi, consapevole delle sue istanze e che al contempo sia in grado di offrire un orizzonte definito ai ceti produttivi.
Per realizzare questo occorre coinvolgere certamente le forze del civismo espressione della tradizione socialista, liberale e cattolica; non aggregandosi semplicemente ad una carovana, bensì costruendo l’unità del fronte progressista intorno al partito, senza il quale ogni istanza civica è destinata a rimanere delusa.
Se i “territori” riusciranno a fare questo, allora sarà proprio dalla linfa nuova di questi “territori” che il mondo progressista erediterà i talenti necessari al proprio successo.