Da oggi resterà vuoto il banco n. 14 dell’aula di Montecitorio. Assegnato per sempre alla memoria di Giacomo Matteotti. Da lì il segretario del Partito Socialista Unitario tenne il suo ultimo discorso, il 30 maggio 1924, prima di essere rapito e assassinato da squadristi fascisti il 10 giugno dello stesso anno. Matteotti aveva preso la parola alla Camera per contestare i risultati delle elezioni del 6 aprile e denunciare la serie di violenze, illegalità e abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni: «Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni […] Nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà […] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse».
Quella postazione vuota segna una memoria indelebile nella storia italiana. Quel vuoto da oggi urla più forte ancora della voce di Giacomo Matteotti. Duole all’Italia e alla democrazia che in occasione della posa della targa ibanchi della destra di Fratelli d’Italia oggi siano rimasti vuoti.
