Il futuro dell’architettura europea contemporanea passa per la riscrittura dei suoi spazi più stratificati, e Siena – dicono dal Comune – vuole candidarsi a diventare un laboratorio d’avanguardia in questo percorso di rinnovamento. Dal 30 maggio al 27 settembre 2026, gli storici ambienti del Santa Maria della Scala ospiteranno la mostra intitolata “Santa Maria della Scala. Architetture, progetti e visioni”. Curata dal Luca Molinari Studio, l’esposizione si propone di guidare i visitatori, anche i non addetti ai lavori, alla scoperta di una transizione cruciale per uno dei complessi monumentali più monumentali e ricchi di storia del nostro continente. L’obiettivo dichiarato è tradurre in dinamiche comprensibili a tutti un profondo processo di metamorfosi in cui si fondono l’audacia della visione culturale, il senso di responsabilità verso il tessuto urbano e la ricerca di una superiore qualità spaziale.
Attraverso un itinerario documentale composto da plastici, disegni d’archivio e materiali inediti raccolti durante le fasi di progettazione, la rassegna accende i riflettori sul Masterplan strategico voluto dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala e dal Comune di Siena. Lungi dal configurarsi come un piano d’azione rigido o un’opera architettonica calata dall’alto e immutabile, questo strumento intende presentarsi come un’architettura concettuale aperta e flessibile. Si tratta di un dispositivo programmatico flessibile, concepito espressamente per evolversi e rimodularsi nel tempo in armonia con le mutevoli necessità delle istituzioni museali e della cittadinanza, garantendo la coesistenza fluida tra poli culturali, percorsi di accessibilità, centri di ricerca e aree di fruizione collettiva.
L’esposizione offrirà inoltre una retrospettiva storica che ripercorre gli ultimi decenni del monumentale ex ospedale, a partire dal momento in cui ha dismesso la sua funzione sanitaria originaria per aprirsi a nuove vocazioni. Il percorso espositivo analizza le celebri riflessioni teoriche avviate da Giancarlo De Carlo e le suggestioni emerse dal concorso internazionale indetto nel 1990, fino a giungere alle più fresche istanze progettuali. Il filo conduttore di questa evoluzione risiede nella concezione del sito come una struttura biologica dinamica, la cui linfa vitale va alimentata agendo sulle preesistenze storiche ed evitando interventi astratti o forzature geometriche.
Ad arricchire e stimolare il dibattito sul destino degli spazi senesi contribuiscono i progetti commissionati a tre firme del panorama internazionale, chiamate a confrontarsi con porzioni specifiche della monumentale struttura. I visitatori potranno così esaminare le soluzioni elaborate da LAN (Local Architecture Network), lo sguardo rivoluzionario di Odile Decq Architecture in sinergia con Pangalos Feldmann Architects, e le suggestioni formali di Hannes Peer. Si tratta di tre filosofie operative distinte e autonome che, pur partendo da presupposti estetici differenti, intendono convergere verso la costruzione di un immaginario collettivo unitario, che sia capace di mantenere un dialogo serrato e un perfetto equilibrio tra le irrinunciabili esigenze di conservazione monumentale e le spinte verso l’innovazione contemporanea.
Attendiamo di valutare con attenzione il risultato.
