di Augusto Mattioli
Svolta nelle indagini sull’incendio doloso che il 5 ottobre dello scorso anno ha devastato la Casa del Popolo di Montepulciano. L’inchiesta della Procura della Repubblica, condotta dai Carabinieri della cittadina, ha portato all’individuazione dei presunti responsabili. Si tratta di due giovani italiani di 23 e 19 anni, ripresi dalle immagini delle telecamere di sorveglianza mentre si muovevano nei pressi dell’edificio a bordo di un’utilitaria.
L’attentato ha causato danni stimati intorno ai 400 mila euro: il rogo ha distrutto l’archivio cartaceo della sezione locale del Partito Democratico e dell’Auser, provocando inoltre gravi lesioni strutturali all’immobile.
Le misure cautelari. Sulla base degli elementi raccolti, il Gip ha emesso due provvedimenti cautelari eseguiti in data odierna: Per il 23enne sono scattati gli arresti domiciliari, con il divieto assoluto di comunicare con persone esterne al proprio nucleo familiare. Per il 19enne è stato disposto l’obbligo di dimora nel Comune di Montepulciano, con il divieto di uscire nelle ore notturne e l’obbligo giornaliero di presentazione alla polizia giudiziaria.
Il materiale sequestrato: spuntano simboli fascisti e neonazisti. Le perquisizioni domiciliari hanno rivelato dettagli inquietanti sul profilo dei due indagati. A casa del 23enne i militari hanno rinvenuto:
- Una pistola giocattolo e proiettili di vario calibro.
- Un coltello.
- Numerosi oggetti e bandiere riconducibili all’ideologia fascista e nazista.
- Due targhe metalliche storiche, rubate dall’interno della Casa del Popolo la notte del raid.
Nell’abitazione del diciannovenne sono stati invece sequestrati gli indumenti del tutto compatibili con quelli visibili nei filmati delle telecamere di sicurezza. Sotto sequestro sono finiti anche i telefoni cellulari di entrambi.
La confessione e il movente. Il ventitreenne, interrogato su sua richiesta il giorno della perquisizione, ha ammesso la responsabilità del gesto, tuttavia scagionando l’amico. Il giovane avrebbe giustificato l’atto parlando di presunti attriti e contrasti personali avuti in passato con i gestori del bar della Casa del Popolo.
Oltre al reato di incendio, i due dovranno rispondere di furto aggravato. Prima di appiccare il fuoco, hanno infatti sottratto due bandiere di partito, un libro su Antonio Gramsci e le due targhe metalliche. Un bottino che, come documentato da un video girato dagli stessi indagati con il cellulare, è stato successivamente bruciato. Il filmato del raid era stato poi inviato a un amico, del tutto ignaro.
La beffa: una finta raccolta fondi sul web. A chiudere il quadro investigativo è emerso un ultimo, singolare dettaglio. Il più grande dei due indagati aveva realizzato un sito internet specchietto con l’obiettivo di truffare i cittadini: una falsa raccolta fondi destinata proprio alla ricostruzione della Casa del Popolo, i cui proventi sarebbero però finiti direttamente nelle sue tasche.