Il momento della responsabilità

Dopo la scoperta della cellula di minori neonazisti scoperta dalla Digos senese, una lettera alla direttrice interroga il clima culturale e politico in cui crescono i più giovani.

Il momento della responsabilità
Preroll AMP

DirettoreOLTREilPonte Modifica articolo

20 Maggio 2026 - 15.31


ATF AMP

Il nostro giornale, in questi giorni, ha seguito i gravi fatti legati alla vicenda della cellula di minori neonazisti scoperta dalla Digos senese. Su temi di tale rilevanza riteniamo importante dare spazio, il nostro giornale è aperto a collaborazione esterne ed è bene che su temi come questo ci siano ulteriori interventi. Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del professor Antonio Vigilante, saggista e docente al’ IIS “Piccolomini”, attualmente in distacco presso l’Università di Siena, che propone una riflessione in merito ai fatti di cui il nostro giornale si è già occupato. Il contributo di chi vive quotidianamente il contatto con i giovani rappresenta un punto di vista che riteniamo interessante e utile al dibattito. (F.A.)

Top Right AMP

di Antonio Vigilante

“Un’indagine che non avremmo mai voluto fare perché non avremmo mai voluto scoprire una realtà del genere”, ha dichiarato Fausto Camisa, dirigente della Digos senese. La realtà scoperta è un gruppo eversivo fascista e neonazista composto da tredici minori senesi, di estrazione borghese e studenti della stessa scuola. Minori ai quali è stato sequestrato un fucile e che, è emerso, si scambiavano anche materiale pedopornografico.

Dynamic 1 AMP

La sindaca di Siena ha commentato la notizia sul suo profilo Facebook, srivendo che quanto emerso “è grave e merita attenzione, prudenza e senso di responsabilità”. Il suo post, dopo i ringraziamenti alle forze dell’ordine e gli inquirenti per il lavoro svolto, continua così:

“Quando episodi di odio, violenza verbale, razzismo, fino ad apologia di fascismo, e interesse per le armi coinvolgono dei minorenni, la risposta non può essere solo giudiziaria. Deve interrogare tutti: famiglie, scuola, istituzioni, comunità educante. Siena è una città fondata su storia, cultura, rispetto e convivenza civile. Valori che non sono parole astratte, ma responsabilità quotidiane da trasmettere soprattutto ai più giovani. Come amministrazione comunale continueremo a fare la nostra parte, nel rispetto delle competenze di ciascuno, per rafforzare, legalità, ascolto, prevenzione, confronto democratico e pluralismo.”

L’amministrazione, dunque, continuerà a fare la propria parte. Vuol dire dunque che ha già fatto qualcosa, poco o molto che sia, e qualcos’altro intende fare. Ma cosa ha fatto, esattamente, per contrastare la diffusione di idee razziste, suprematiste, fasciste tra i giovani? E cosa intende fare? Non lo dice. Può essere che debba pensarci per bene. Ce lo dirà. Al suo posto risponde sulla sua pagina Lorenzo Rosso: “intanto concentrarsi su spacciatori e drogati dei centri sociali comunisti”.

Dynamic 1 AMP

Se la Digos scopre una cellula di tredici minori neonazisti e armati, bisogna agire prendendosela con gli spacciatori e i drogati dei centri sociali comunisti. Non mi risulta che esistano centri sociali comunisti, per cui anche volendo assecondare questa richiesta mi sfugge peraltro con chi bisognerebbe prendersela.

Chi risponde non è un cittadino qualsiasi, ma una figura storica della destra senese, ex dirigente stato dirigente nazionale di Fratelli d’Italia. La sua pagina Facebook, che è aperta, è un ottimo strumento per analizzare il discorso pubblico della destra. Gli ultimi post sono tutti sulla vicenda di Modena. Il 16 maggio scrive:

“È l’ora di dire basta.
Il magrebino islamico assassino marcisca in galera.
Nessuna scusa di problemi mentali, nessuna attenuante.
E che non fiati chi li ha voluti far arrivare qui.
Non se ne può più.
Occorrono rimpatri di massa .
E galera per quei delinquenti delle associazioni che lucrano con i clandestini.”

Dynamic 1 AMP

Il giorno dopo sintetizza in modo efficace la analisi: “La Sinistra: mandanti morali di Modena.”

Ora, potrei dire la stessa cosa. Potrei dire che la destra è la mandante morale della cellula di minori neonazisti. Non lo faccio: perché significherebbe accettare questa stessa logica, che logica non è. E diventare parte del problema.

Ma è urgente capire il problema. Ho letto giudizi molto duri sulle famiglie di questi ragazzi. Da genitore avverto tutta la responsabilità di educare un figlio, ma so anche che quello che siamo non è, solo, il risultato dell’educazione o non educazione che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. In qualche caso ciò è un male, in qualche altro caso è un bene. A educarci o diseducarci – sì, è possibile anche che ci diseduchi – è la scuola. Ma ci educa anche il clima sociale in cui siamo immersi, o per meglio dire quello che chiamo discorso comune. Che è composto dal dibattito – specco chiacchiericcio – politico, dai media, dai social network, da ciò che sentiamo dire negli spazi comuni, nella vita quotidiana. Un discorso comune che in questi anni è diventato progressivamente più violento e semplificato, sempre più refrattario al pensiero critico, all’analisi complessa, al semplice uso di argomenti e ragioni. Un discorso in dui il nemico è una figura necessaria, quasi strutturale.

Dynamic 1 AMP

Quei tredici minori non sono alienti. Sono cresciuti in questo discorso. Se decidiamo, per miserabile vantaggio politico, di ostentare un disprezzo pubblico della ragione, se pratichiamo pubblicamente l’individuazione del nemico, se disumanizziamo ricorrendo a categorie violente, il prezzo da pagare è altissimo. Quando chi occupa una posizione di responsabilità pubblica sceglie sistematicamente la demonizzazione al posto dell’analisi, qualcosa si deposita e si accumula; e in alcune teste — quelle più fragili, più in cerca di identità, più attratte dalla logica del nemico — germina.

Quei ragazzi sono studenti. E la scuola ha il dovere di interrogarsi a fondo. Con la consapevolezza, però, che è difficile insegnare il pensiero complesso e onesto, il rigore dell’argomentazione, il rispetto anche di chi si avversa, se là fuori trovano un discorso comune che di tutto questo si fa beffe. Non può insegnare a riconoscere la propaganda se la propaganda è la lingua normale della politica che li circonda.

Bisogna dire con chiarezza che certi linguaggi producono certi effetti. Che non siamo di fronte a una devianza individuale da correggere, ma a un sintomo collettivo che abbiamo il dovere di leggere nel modo più rigoroso possibile. E leggere i sintomi di una malattia che coinvolge tutta la comunità, senza sconti e senza retorica, è esattamente il compito di chi governa una città.

Dynamic 1 AMP

Facebook Comments Box

Autore

FloorAD AMP
Exit mobile version