Il cinema estivo in Fortezza, appuntamento fisso per i senesi dai primi anni Ottanta, è ormai un ricordo del passato. Dopo oltre quarant’anni di attività, la storica arena gestita dalla stessa cooperativa che gestisce l’ancora più storico cinema Pendola, entrando nel cuore e nelle abitudini dei senesi, ha dovuto cedere il passo nel 2024, segnando la fine di un’epoca e l’inizio di un tormentato “balletto” di sedi alternative.
Lo strappo e il caso Giallombardo. Tutto nasce nel 2025, nonostante un accordo biennale siglato tra il Comune e il gestore dell’area, il sig. Giallombardo, salvaguardando la programmazione cinematografica, Quest’ultimo, titolare dell’appalto per attività ristorative, musicali e di spettacolo, decideva però unilateralmente che il cinema non era più compatibile con le proprie attività.
Il silenzio che disturba. La motivazione? I film disturbavano (disse proprio così nel corso di un’intervista) esigevano troppo silenzio (curioso rovesciamento di prospettiva!), un “danno economico” per chi punta su altro. Giallombardo comunicò che il cinema in Fortezza non poteva restare . Nonostante le clausole di salvaguardia, Palazzo Pubblico non ha imposto il rispetto dell’accordo, preferendo cercare soluzioni alternative insieme alla cooperativa.
Il valzer delle sedi scartate. Cominciò un balletto che durò qualche mese. La ricerca di una nuova “casa” per il grande schermo si è rivelata subito un’impresa ardua. Diverse le opzioni finite sul tavolo e puntualmente tramontate, perché le candidature erano tutte deboli o inappropriate. Tra le varie soluzioni esaminate:
- gli Orti dei Tolomei:già sede di proiezioni nei primi anni Duemila, oggi mancano dei requisiti tecnici minimi.
- Provenzano: un ritorno nostalgico al 1979, bocciato però per l’ostilità dei residenti e forse della Contrada.
- Fonti di Pescaia. Location considerata ideale, ma già opzionata per la stagione teatrale diretta da Bocciarelli.
Il ripiego dello stadio: costi e disagi.Rimasto senza opzioni e con lo spettro di essere l’unico capoluogo toscano senza cinema all’aperto, il Comune ha spinto per la soluzione Stadio. Una scelta che è apparsa subito problematica: percorso accidentato, poco illuminato e pericoloso, sedute non tanto comode, schermo lontano e di squincio, piloni a ostacolare la vista. Oltre ai limiti logistici, sono esplosi quelli economici. Trasformare lo stadio in un’arena cinematografica ha comportato costi tecnici e burocratici altissimi, che l’amministrazione ha tentato inizialmente di accollare alla cooperativa. Una richiesta insostenibile per i gestori, reduci da oltre un anno e mezzo di chiusura forzata del Cinema Pendola per piccoli lavori rivelatisi infiniti, che non avevano certo la liquidità necessaria per fare fronte a una scelta che non era stata loro. È evidente che il proseguimento in Fortezza sarebbe costato zero euro o quasi.
Dopo un po’ di trattative, il comune, che non poteva sostenere il disdoro di essere l’unico comune senza cinema d’estate, accettò di pagare, e si iniziò. Ma si era fatto ormai tardi, molto tradi, troppo. La programmazione fu breve e i problemi non mancarono, anche se nessuno per fortuna si ruppe una gamba, ma il gradimento del pubblico per il luogo risultò davvero modesto. La stagione si concluse tra polemiche e scarso gradimento del pubblico.
Oggi si riparte, ancora una volta dallo stadio, dal 20 giugno al 20 agosto. La nomina del nuovo presidente della cooperativa, Alessandro Bellini — ingegnere esperto in sicurezza — offre garanzie sulla riduzione delle criticità tecniche, e si può essere certi che si adopererà per migliorare l’organizzazione logistica e accogliere al meglio possibile gli spettatori. Ma la sensazione diffusa è che si tratti di un palliativo, e che questa soluzione di sicuro non possa essere definitiva. Siena cerca ancora una sede che restituisca dignità e magia al suo cinema sotto le stelle. Lo stadio, per ora, resta un compromesso che fa storcere il naso.
