Doveva essere una riforma capace di avvicinare la scuola al mondo del lavoro, rafforzando il legame tra formazione, innovazione e imprese nel quadro degli obiettivi del PNRR. Ma per molti docenti degli istituti tecnici italiani il risultato rischia di essere esattamente l’opposto: una scuola più povera dal punto di vista culturale, più fragile sul piano educativo e meno capace di garantire reali opportunità ai giovani.
La contestazione è esplosa dopo la pubblicazione del Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, che ha introdotto i nuovi quadri orari degli istituti tecnici. Da Torino è partita una mobilitazione nazionale di insegnanti che, nel giro di pochi giorni, ha raccolto migliaia di adesioni attraverso i social e le piattaforme di messaggistica. Una protesta cresciuta rapidamente fino a coinvolgere numerosi Collegi dei Docenti in tutta Italia, tra cui quello dell’IIS Bandini di Siena.
Il malcontento è sfociato nello sciopero che si è tenuto oggi 7 maggio e nel presidio organizzato davanti alla Prefettura di Siena dai docenti degli istituti tecnici senesi, che denunciano un “patto formativo tradito” nei confronti di studenti e famiglie. Uno dei punti più contestati riguarda le tempistiche della riforma. Le nuove disposizioni entreranno infatti in vigore già da settembre 2026, ma i quadri orari definitivi sono stati resi noti soltanto a febbraio, quando le iscrizioni scolastiche erano ormai concluse.
