di Gabriella Piccinni
Una forza comunicativa potente scaturisce dal superbo patrimonio architettonico e artistico che da secoli plasma l’immagine pubblica e la reputazione di molte città italiane di impianto medievale o rinascimentale. È una forza che ancora oggi continua a trasmettere messaggi potenti anche al pubblico più vasto della cosiddetta gente comune. Quando qualche influencer di fama si fa fotografare davanti a un affresco come la Maestà di Simone Martini – come accadde nel 2023 con Chiara Ferragni – diventa evidente che la cultura pop e l’immaginario del viaggiatore contemporaneo sono realtà con cui la cultura “alta” si trova sempre più spesso a fare i conti. Quell’episodio rende evidente anche qualcos’altro: che il marchio-Siena, con la sua reputazione costruita nei secoli, è più solido e duraturo di quello legato alla fuggevole vita dei social. In definitiva, la Maestà dipinta settecento anni fa si dimostra più forte di qualunque “sua maestà” contemporanea, il cui regno mediatico si rivela spesso effimero. E dunque non è una delle belle tra le belle città storiche italiane ad aver bisogno del fuggitivo idolo di passaggio ma piuttosto il contrario.
Siena conta oggi circa 54.000 abitanti, più o meno quanti ne contava, appunto, settecento anni fa. Allora era tra le grandi città europee, oggi tra le medie nel panorama italiano. È però molto amata e conosciuta nel mondo e, vista dall’esterno, viene idealizzata come luogo di arte e cultura, teatro di una straordinaria festa di popolo, circondata da paesaggi mozzafiato che da quasi vent’anni rimbalzano nel mondo nelle riprese delle Strade bianche, meta per chi cerchi buon cibo. Il suo vino e la sua musica sono considerati, su piani diversi, eccellenze internazionali. E una casa nel Senese, magari in Val d’Orcia o nel Chianti o a Montalcino, è il sogno di moltissimi stranieri, soprattutto del Nord Europa. Oggi il centro storico di Siena è un prestigioso sito Unesco (1995), come lo sono quello di San Gimignano (1990), Pienza (1996) e la splendida Val d’Orcia (2004).
Al tempo stesso è diffusa, in chi guarda da fuori, l’idea che Siena sia terra di intrighi affascinanti e difficili da decifrare, di cui il Palio sarebbe la metafora più efficace, ma nei quali è da qualche anno entrato di prepotenza anche il Monte dei Paschi, per l’ombra inquietante proiettata dalla morte violenta del suo capo della comunicazione, David Rossi. Contemporaneamente in Siena si vede anche qualcosa del carattere toscano, un po’ narcisista e autoreferenziale però a tratti geniale.
La magnificenza stessa di Siena contiene tuttavia un rischio: quello di trasformarsi, alla fine, in una splendida cittadella orgogliosa, però fragile come lo sono state le sue mura medievali, sogno possente di autonomia ma comunque espugnate, nonostante l’eroismo dei suoi uomini e delle sue donne. E dunque, fuori di metafora, bella terra di facile conquista e di ricchi bottini da parte di strutture esterne più forti, alla quale può accadere di trasformarsi soltanto in attrattore turistico — popolato da operatori del settore e da vacanzieri più o meno colti — oppure in un santuario abitato esclusivamente da devoti custodi della propria bellezza.
Questa visione, quest’insieme di luoghi comuni e di forti tentazioni, possono essere smentiti e ricacciati indietro con i fatti e con la volontà degli abitanti – di Siena come di altre splendide città italiane – di tornare a essere, come in passato, crocevia europei capaci di parlare anche al mondo globalizzato. Una città storica non è un museo, è una promessa.
Chi ha il privilegio di vivere in luoghi densi di storia sa che la bellezza dei propri spazi di vita nasce da una trama secolare, costruita in mille anni e custodita attraverso abitudini, pensieri, desideri sedimentati nel tempo. Per questo può essere utile attingere anche alla storia profonda, da cui provengono lezioni di straordinaria creatività. Siena ne ha offerto diversi esempi: ha difeso dalla speculazione edilizia le valli verdi dentro le mura; ha proposto per prima in Europa la chiusura del centro antico al traffico delle auto; ha dato vita a una delle principali e antiche banche italiane (il Monte dei Paschi); a uno dei più antichi tra i grandi ospedali europei (il Santa Maria della Scala); a capolavori dell’arte e dell’architettura europea come il Duomo e il palazzo del Comune con tutte le meraviglie che contengono; ad accademie musicali internazionali (l’Accademia Chigiana e il Siena Jazz); a istituti di avanguardia nel mondo dei vaccini (l’Istituto Sclavo), a una festa di popolo che non ha eguali al mondo.
È questo il vero segreto delle città storiche: non (solo) custodire il passato, ma continuare a produrre futuro. Impedire che le mura che un tempo difendevano l’autonomia della città diventino il confine della sua immaginazione.
