E la Siena-Grosseto? Nel 2027, forse

Per il territorio significa sicurezza stradale, sviluppo economico e nuove opportunità per imprese, turismo e logistica. La politica dovrebbe evitare promesse facili perché ormai i cittadini, dopo molti tradimenti, hanno imparato a diffidare dei cantieri annunciati e delle date simboliche.

E la Siena-Grosseto? Nel 2027, forse
Il vecchio viadotto "la Coscia" fatto saltare il 15 aprile 2026
Preroll AMP

Marcello Cecconi Modifica articolo

-


La chiamano da più di sessant’anni “Autostrada dei due Mari”. Eppure, non c’è. L’idea del collegamento Tirreno-Adriatico nacque alla fine degli anni Sessanta quando lo Stato inserì l’itinerario Grosseto-Fano nella rete delle grandi infrastrutture nazionali e, negli anni, entrò nei programmi dell’Anas e poi nella rete europea come itinerario E78. Per i senesi, che hanno il loro “mare” sulla Costa maremmana, non ci volle molto all’innamoramento del progetto che univa Fano a Grosseto sfiorando Urbino, Arezzo e, appunto, Siena.

La città ci contava. Fuori dalle direttrici Alta Velocità e autostradali si coccolava l’idea di un’infrastruttura che, almeno in parte, la potesse togliere da quell’isolamento geografico che era (e resta) quasi come una punizione divina. Da quell’amore a prima vista, che pure predisponeva alla pazienza, la città è passata al lento logoramento dell’attesa che ha trasformato il sogno in incubo per un paio di generazioni e che mette a rischio anche la terza. Se per arrivare a Grosseto da Siena, negli anni in cui c’era la tortuosa e pericolosa due corsie, si impiegava un’ora, adesso ce ne vuole una e mezzo, file e slalom tra i cantieri e tunnel permettendo. In barba alla mezz’ora e poco più, sognata.

La trasformazione della Ss 223 di Paganico in una strada a scorrimento veloce aprì i cantieri tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta con la realizzazione dei primi tratti in variante rispetto alla vecchia statale. Nacquero le prime opere importanti tra la Maremma e l’area di Civitella Paganico. Da allora l’opera è andata avanti a lotti, con finanziamenti distribuiti negli anni, rallentamenti amministrativi e continui rinvii.

Se questo pare il tipico racconto del classico percorso delle infrastrutture italiane si può affermare che la tipicità della Grosseto-Fano è unica. Le problematiche tecniche, quasi tutte prevedibili, hanno frenato i lavori molto meno della frammentazione delle decisioni, dei cambi di priorità politica e, ultimamente, del ventilato dirottamente delle risorse verso il Ponte sullo Stretto. In più hanno pesato le beghe dell’Anas e dei vari Commissari a partire da Massimo Simonini, ex Ad dell’Anas, licenziato e sostituito per essere stato indagato per corruzione nel caso della società di lobbying Inver di Tommaso Verdini, cognato dell’attuale ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Ad oggi 49 chilometri dei 63 complessivi tra Siena e Grosseto sono percorribili a quattro corsie ma restano ancora tratti decisivi da completare nella nostra provincia, in particolare tra Iesa e San Rocco a Pilli e nell’area della galleria di Casal di Pari. Se si aggiunge il breve tratto grossetano Paganico-Civitella sono poco meno di quindici chilometri, forse tecnicamente complessi ma simbolicamente insopportabili perché rappresentano l’ennesimo tratto di un’opera che sembra sempre vicina alla conclusione e sempre rinviata di qualche anno.

Dopo che nel 2023 il ministro Salvini aveva annunciato la chiusura dei lavori per il primo semestre 2026, nell’ultima visita al cantiere, di cinque mesi fa, ha dovuto rivedere il cronoprogramma spostandolo di almeno un anno: alla fine del primo semestre 2027. La colpa del ritardo, stavolta, è rimbalzata sulla “storia”, la stessa che fa la ricchezza di Siena: durante gli scavi di febbraio scorso nel lotto 9, all’altezza di Macereto, è riemerso un borgo medievale, con tanto di monete e oggetti decorati. E questo ha rallentato il cantiere.

Per Siena e provincia questa infrastruttura significa sicurezza stradale, meno traffico pesante nei centri abitati, collegamenti più rapidi con la Maremma e il porto di Livorno. Significa, pertanto, sviluppo economico e nuove opportunità per imprese, turismo e logistica. Non è quindi una rivendicazione localistica quella dei senesi ma una legittima richiesta di equilibrio territoriale. La politica dovrebbe evitare promesse facili perché ormai i cittadini di questo territorio, dopo molti tradimenti, hanno imparato a diffidare dei cantieri annunciati e delle date simboliche.

Ecco perché a Siena si alza la voce intorno alla problematica generale della viabilità del sud della Toscana. Qualche giorno fa lo ha fatto in Consiglio Comunale il gruppo Pd, insieme agli altri gruppi di opposizione, attraverso una mozione che richiedeva alla Sindaca l’attivazione di un tavolo permanente con il Governo, Ministero dei Trasporti, Regione e Provincia ma è stata respinta a favore di un ordine del giorno “firmato” dalla sola maggioranza. Lo ha fatto anche Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio Regionale, appellandosi al presidente Eugenio Giani e all’assessore per la mobilità, viabilità e trasporti Filippo Boni e invitando la destra senese a sollecitare il Governo e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per quanto di loro competenza.

Ecco la situazione attuale dei cantieri per la Grosseto-Siena:

  • Paganico-Civitella (Lampugnano) – Il lotto 4, lungo circa 2,8 chilometri, è uno dei cantieri più avanzati del raddoppio con otto viadotti e due gallerie con lo scavo della galleria Poggio Tondo già completato.  Sono in corso le principali opere strutturali sui viadotti e sui rilevati in direzione Siena mentre in direzione Grosseto, il 15 aprile è stato demolito il vecchio viadotto “la Coscia” che sarà ricostruito nella configurazione definitiva.
  • Iesa-San Rocco a Pilli – Il lotto 9, di quasi 12 chilometri, è il più lungo e complesso tra quelli in costruzione in quanto prevede numerosi svincoli, cavalcavia, sottopassi e opere idrauliche. Completati alcuni cavalcavia mentre i rilevati sono ormai completati per lunghi tratti ma attendono ancora le opere di sostegno. Il ritrovo di reperti archeologici ha frenato i lavori.
  • Galleria di Casal di Pari – La galleria rappresenta da sempre il punto più delicato dell’intero intervento. L’opera non è completamente nuova perché si tratta di riqualificare il vecchio tunnel chiuso dal 2015 e con il transito deviato a doppio senso di marcia sulla nuova galleria recentemente realizzata nell’ambito dei lavori di raddoppio a quattro corsie. Al termine dei lavori il transito sarà quindi regolato su quattro corsie, due per senso di marcia. A rendere tutto più complicato, all’inizio di aprile, si è verificato un cedimento nei pressi della galleria che ha costretto alla chiusura di una carreggiata e deviazione del traffico a doppio senso sull’altra: una soluzione tampone per un problema che se non risolto rapidamente creerebbe notevoli disagi nei mesi più critici che si stanno avvicinando.
  • In direzione Fano, invece, il nodo ancora del tutto irrisolto è il lotto 0. Sono 4,5 chilometri a una corsia per senso di marcia, tra Cerchiaia e Ruffolo, che costituiscono il collo di bottiglia tra la Grosseto – Siena a quattro corsie e la Siena – Bettolle, anch’essa già a quattro corsie e che diventerà parte integrante della Fano – Grosseto. Il progetto definitivo è stato approvato ma non esiste un cantiere operativo.
Facebook Comments Box

Autore

Exit mobile version