di Alessandro Orlandini
Qualche settimana fa è stato pubblicato un sondaggio, promosso fra i senesi dall’associazione civica Polis, sui problemi più avvertiti dai cittadini.
Mi sarei aspettato che in testa ci fossero i posti di lavoro per i giovani e l’emigrazione a cui molti di loro sono costretti per trovare un’occupazione adeguata al titolo di studio e alle competenze; oppure le crisi nel già debole tessuto manifatturiero; oppure le distorsioni portate da una quasi mono-economia basata sul turismo; oppure la perdita di residenti e gli alti prezzi di case e fondi commerciali; oppure, e mi fermo sul punto forse più importante, la carenza di un progetto di rilancio di Siena negli ambiti del sapere, della cultura alta, dell’economia avanzata.
E invece? Fra i problemi principali, dopo la sanità (che per carità va migliorata, ma di fatto è a buoni livelli), spicca la sicurezza. La sanità è indicata dall’83% dei sondati, la sicurezza dall’81%. A molta distanza si collocano la disoccupazione (59%) e il sostegno allo sviluppo imprenditoriale (55%).
Tre le considerazioni. La prima: a quanto pare, la scelta tutta ideologica dell’amministrazione comunale di armare di pistola i vigili urbani non è servita a rassicurare i senesi.
La seconda: valutando i dati reali sulla criminalità, macro e micro, l’allarme appare sproporzionato e dunque frutto di una continua e pressante campagna politico-ideologica nazionale e locale, condotta, e qui è il paradosso, dai partiti di destra che, governando a Roma come a Siena, la sicurezza, anche quella percepita, avrebbero dovuto garantirla. Ma si sa, alimentare la paura è per il populismo un polmone di consenso, anche quando è al governo.
La terza: chi intende proporsi come alternativa politica non può non invertire l’ordine delle priorità della città, mettendo in testa progetti credibili per l’economia e la buona occupazione.
