Cercasi tempo proficuo per i migranti

Il tempo burocratico per richiedere asilo è inevitabile ma non viene usato per insegnare lingua e mestiere. Senza, pakistani e afgani tornano a dormire all’aperto appena ottenuto il permesso di soggiorno. Ma i Cas non hanno risorse.

Cercasi tempo proficuo per i migranti
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di Anna Ferretti

Siena non è stata nel tempo un luogo attrattivo per chi migrava. Vie di comunicazioni difficili, mancanza di attività industriali importanti facevano sì che chi arrivava in Italia in cerca di un lavoro e un alloggio si dirigesse verso le grandi città o dove erano presenti comunità straniere già forti e organizzate come Prato. Gli immigrati presenti erano quelli che venivano inviati a Siena dal Ministero dopo gli sbarchi o le persone che venute a Siena per studiare si ritrovavano ad un certo punto fuori dal circuito universitario.

Negli ultimi anni però per una serie di coincidenze la città è stata punto di arrivo di gruppi di stranieri, uomini, in prevalenza pakistani e afgani arrivati dalla rotta balcanica. La Questura si è trovata ingolfata da richieste di asilo, la Prefettura ha avuto difficoltà a reperire alloggi nei CAS. A questa presenza straordinaria la città ha risposto in modo ambivalente: tanta solidarietà e accoglienza da parte di alcuni ma anche rifiuto e ostracismo da parte di altri.

C’è stato un momento in cui avere cento persone straniere presenti, fuori dai canali ordinari, ha dato alla città la sensazione di essere invasa.

Le realtà ecclesiali e molte associazioni di volontariato si sono mobilitate per dare una risposta umana e dignitosa: dormitori di emergenza, mensa, servizio sanitario di volontari. Ci sono stati momenti di tristi e duri come uno sgombro notturno ordinato dal Comune e dalla Prefettura di un garage pubblico con un gruppo di trenta persone che in piena notte si è trovato a dormire all’aperto.  

Poi la generosità prima del PD e poi per un lungo periodo di Rifondazione Comunista ha permesso a queste persone di trovare un tetto in attesa che chi di dovere trovasse una soluzione abitativa consona a dei richiedenti asilo.

Oggi quale è la situazione? Caritas ha sempre aperti i dormitori di emergenza, il flusso però è diminuito, perché dalla rotta balcanica arrivano meno persone in Italia. In qualche momento si registra un po’ di sovrapresenze ma il Prefetto, arrivato da non molto, si sta molto impegnando per rendere disponibili le risposte pubbliche.

È però sempre più acuto un nuovo problema: i Centri straordinari di accoglienza (CAS) privi di risorse economiche stanno fornendo a chi chiede asilo solo alloggio, vitto e poco più. Le persone che escono da lì si ritrovano in strada con il permesso di soggiorno ma senza capacità di poter chiedere un lavoro minimamente qualificato. Conoscono poco l’italiano, non hanno qualifica professionale e quindi trovano lavori, quando li trovano, sottopagati o peggio ancora a nero, specialmente in agricoltura, che da noi è il settore che più li impiega. Non avere un lavoro vuol dire non avere un tetto dove dormire, e quindi, dopo tutta la fatica della regolarizzazione, tornano al dormitorio.

Non può continuare così. Abbiamo bisogno di manodopera straniera, ci sono imprese che vanno fuori Europa, vedi l’edilizia, per trovare lavoratori e noi teniamo queste persone qui, ferme!

Occorre che le realtà pubbliche e private diano risposte concrete nell’interesse loro e nostro: il tempo dell’attesa del permesso di soggiorno deve essere proficuo. Imparare la lingua e un mestiere sono momenti fondamentali per dare loro un futuro degno e costruttivo per tutti.

Le istituzioni si possono attivare per chiedere fondi ministeriali FAMI (Fondo asilo migrazione e integrazione) che consentono di avere risorse; possono istituire centri  SAI ( Sistema accoglienza e integrazione) per adulti, in collaborazione con il terzo settore, che offrono percorsi personalizzati per raggiungere l’autonomia; possono sostenere chi dà pernottamento e cibo in modo che durante l’accoglienza venga offerta conoscenza della lingua italiana e formazione professionale.

Solo una attività concertata tra terzo settore, imprese ed enti pubblici può rispondere a queste difficoltà. La costruzione di una rete solida e concreta sarebbe una conquista di civiltà e umanità per tutti ed anche una bella prospettiva per il futuro di Siena.

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